Carrara è il suo marmo

Carrara è il suo marmo. Impossibile pensare all’una senza l’altro. È necessario chiudere la stagione delle contrapposizioni ideologiche e aprioristiche (lavoro vs. ambiente) per passare ad un modello basato sull’equilibrio virtuoso fra sviluppo economico e ambiente. L’industria lapidea di Carrara va difesa senza se e senza ma poiché imprescindibile per mantenere i livelli occupazionali di un territorio fortemente in crisi. Il Marmo è una risorsa essenziale per i bilanci dei comuni del distretto, soprattutto per Carrara. Ma anche l’amministrazione è essenziale per il rilancio del comparto. La coalizione che sostiene la candidatura a Sindaco di Simone Caffaz promuoverà lo sviluppo delle aziende del lapideo ma chiederà loro un forte impegno su ambiente e sicurezza dei lavoratori. Rilancio e sviluppo della Città passano, però, attraverso una pacificazione sociale sul tema marmo. L’industria lapidea per definizione si fonda sul consumo di risorse naturali. A nostro avviso è davvero  possibile un’industria in equilibrio con l’ambiente, a patto di omologare tutto  il comparto (ogni azienda, piccola e grande) verso le migliori esperienze locali e i più alti standard ambientali. Il Marmo di Carrara è una merce che sottostà alle leggi della domanda e dell’offerta. Il prezzo della materia è influenzato dagli scenari internazionali. La capacità delle imprese di Carrara di rimanere sul mercato e quindi esportare i propri lavorati nel mondo è precipuo interesse della nostra amministrazione.

PERTANTO, LA COALIZIONE CHE SOSTIENE LA CANDIDATURA A SINDACO DI SIMONE CAFFAZ SI IMPEGNERÀ A:

  1.            Recuperare, attraverso una mobilitazione generale con alla testa il Sindaco Caffaz, le prerogative che sono state sfilate alla città dalla legge regionale toscana 35/2015 ritirando la delega in bianco che PD e Cinque Stelle hanno dato ai burocrati fiorentini che ignorano la realtà del marmo al monte e al piano.
  2. Mettere fine alla stagione dei ricorsi (quella dei tribunali) che vede le imprese in conflitto con l’Amministrazione nelle aule di giustizia con un impatto esiziale sul bilancio comunale (vincolando risorse che servono per altro) e sugli investimenti produttivi e ambientali che le imprese del marmo non possono più procrastinare. Rimarrà solo un contenzioso fisiologico in un contesto intricato come il nostro.
  3.            Superare il conflitto sterile fra pezzi di città, imprese e lavoratori del marmo grazie al rinnovato protagonismo delle parti sociali (in primis, industriali e sindacati rappresentativi) e ripristino di politiche concertative ispirate dall’Amministrazione per un effettivo sviluppo del settore. Creeremo un tavolo permanente delle imprese e dei lavoratori per il futuro del marmo.
  4.            Rivedere e semplificare il sistema normativo e ridurre controversie e ricorsi delle aziende, con una conseguente riduzione delle ingenti spese legali e un aumento del gettito per il Comune.
  5. Creare un “bilancio separato” per le risorse che provengono dal marmo per rendere trasparenti entrate e uscite. I cittadini di Carrara sapranno finalmente dove finisce la tassa marmi.
  6.            Difendere la sicurezza e l’integrità dei lavoratori in cava e al piano. Incentivare con accordi e finanziamenti dedicati una cultura della sicurezza che al di là del rispetto delle norme e dei conseguenti controlli (necessari ma non risolutivi) si regga su iniziative formative di tipo preventivo. In sinergia con ASL, associazioni datoriali e sindacati la coalizione che sostiene Simone Caffaz si impegna a potenziare efficacia ed efficienza dei protocolli di sicurezza attraverso adesione ai migliori standard disponibili sul territorio come l’adozione di manuali operativi efficaci, la diffusione di regole e buone pratiche di mutuo aiuto fra lavoratori. L’Amministrazione dedicherà risorse specifiche a questo capitolo chiedendo anche a imprese più virtuose e cavatori più esperti uno sforzo nei confronti delle imprese meno attrezzate.
  7.            Verificare attraverso specifici controlli in sinergia con ARPAT e con autorità preposte che le imprese facciano gli investimenti ambientali non più rinviabili. Tutte le imprese lapidee dovranno attestarsi sugli standard più alti di certificazione ambientale (EMAS e ISO 14001) come già fanno alcune delle principali aziende di Carrara garantendo così più mercato per il proprio prodotto e minore impatto per il territorio.
  8.            In tema di concessioni, modificare l’art. 21 del regolamento degli agri marmiferi che riguarda i progetti di interesse generale che le imprese sono chiamate a proporre per estendere la durata della concessione. Garantendo la continuità amministrativa daremo però chiarezza agli operatori con nuovi indirizzi e criteri meno discrezionali, semplificheremo le procedure e modificheremo la composizione della Commissione valutatrice assegnando un ruolo preminente al settore opere pubbliche che garantisce competenza specifica e cura degli interessi della collettività.
  9.            Promuovere e finanziare un censimento sullo stato della Filiera locale del marmo. Sosterremo una vera filiera locale plurale semplificando per le imprese più piccole l’accesso al prodotto grezzo e favorendo aggregazioni e consorzi per l’internazionalizzazione. Lo sviluppo della filiera locale, guidata dai grandi  e prestigiosi marchi, passa, infatti, anche attraverso la crescita nelle capacità competitive delle imprese locali più piccole e attraverso la tutela delle imprese artigiane – ambasciatrici del marmo nel mondo – che sono, appunto quelle commerciali e artistiche ma anche gli installatori.
    • Aiuteremo le imprese commerciali (export e commercio dei prodotti in marmo in genere) che sono parte della filiera anche se fino ad oggi sono state totalmente ignorate e non considerate come produttrici di ricchezza per il territorio.
    • Visto poi che, ad oggi, secondo Regione e Comune la filiera si misura in lastre, eseguiremo anche una preventiva ricognizione di quanti sono i telai esistenti nel territorio comunale, prima di imporre percentuali di lavorazione locale non sostenibili.
  10.            Realizzare finalmente lo studio giacimentologico allo scopo di modulare il rapporto tra pietre ornamentali e scarti dell’escavazione (studio previsto in fase di redazione dei PABE per verificare i presupposti per una modulazione della resa secondo l’effettivo stato della risorsa), considerato che talune cave, concretamente, non hanno la possibilità di attuare la percentuale 30%-70% prevista dalla legge regionale.
  11.            Porre particolare attenzione all’economia circolare. Qui non si estraggono soltanto blocchi, semiblocchi o informi, esistono anche altri materiali derivati dall’escavazione e dalla lavorazione del settore lapideo. Tali materiali sono una risorsa che oggi non trova pieno utilizzo. All’obbligo di asportare i detriti dalla cava (che rimane un riferimento) non corrisponde un mercato dei materiali secondari pienamente ricettivo. Questi materiali secondo le leggi di riferimento sono sottoprodotti e non rifiuti. La permanenza a monte di detriti comporta problemi in cava, alti costi di smaltimento e conseguenti ricadute ambientali che possono comportare un rischio idrogeologico. La gestione di questi detriti è una questione fondamentale per l’amministrazione Caffaz che ne promuoverà e incentiverà l’impiego come materia prima, attraverso una semplificazione delle procedure per il prelievo dei detriti. L’Amministrazione caldeggerà presso la Regione Toscana una legislazione volta ad attivare una domanda pubblica e privata dei detriti derivati dalla escavazione del marmo e a sviluppare meccanismi premiali per i materiali derivati nelle pubbliche gare d’appalto (riempimenti e sottofondi, regimentazione fiumi per riduzione rischio idrogeologico, moli e banchine, etc.).
  12.            In sinergia con il sistema industriale del territorio e grandi investitori alberghieri, potenziare l’offerta ricettiva della città per poter accogliere clienti e i committenti di grandi forniture provenienti da tutto il mondo. Marmo vuol dire tanto export quanto accoglienza.
  13.            Ammodernare viabilità, infrastrutture (anche digitali), portualità e logistica in funzione all’export del marmo in sinergia con le imprese locali e nazionali.

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